Camionate di sabbia per salvare la spiaggia amata d [..]

Il Tirreno, 2 - di Corrado Benzio wMARINA DI MASSA Erano sabbie nobili e selvagge. Nobili perché calcate da piedini principeschi, come quelli di una giovanissima Paola Ruffo di Calabria, maritata Liegi per far contenti i minatori italiani e poi diventata regina del Belgio. Ed erano selvagge come la testata della rivista (Il selvaggio) che firmava Mino Maccari, pittore, battutista, scrittore, nato a Colle val d’Elsa, ma vissuto fino alla morte al Cinquale. Forte dei Marmi è di là dal fosso, ma sembra un altro mondo, di charme, vip e soldi. Ma in certi momenti Ronchi e Poveromo erano più belle della capitale vip della Versilia. Oggi la spiaggia di Carlo Verdone ed Ernesto Treccani è ferita, fin nella sua essenza. Le sabbie non sono più nobili. Come una sorta di parrucchino posticcio, ogni anno la rena del vicino fiume Magra o del lontano Po viene portata da centinaia di camion per dare una parvenza di spiaggia – 20-30 metri non di più – a quelle riviera frequentata da Arbasino e Carmelo Bene, e ancora oggi vissuta da Monica Guerritore e Luca Giurato. Il bene ed il bello di un tempo è stato mangiato da quel fenomeno terribile che si chiama erosione. Provocata dalla costruzione del porto di Carrara. Che da una parte fa da tappo alle sabbie trasportate in mare del Magra e dall’altra ha rivoluzionato correnti e maree. Solo domani, terzo weekend di un giugno assolato, i 12 bagni di Ronchi rimasti «pelati» potranno aprire gli ombrelloni. «Ma saranno sempre pochi – racconta Enzo Sermonti del Palmo – avevo 75 famiglie e tutte selezionate. Me ne sono rimaste 35. E devo ringraziarle perché restano. Abbiamo perso decine di metri di spiaggia e non torneranno più. Quei pochi lembi di sabbia che abbiamo devono essere portati coi camion». Anche a Miami beach la spiaggia era stata mangiata dall’Oceano. Lì, vent’anni fa, ci hanno pensato i genieri dell’Us Marines a farla rinascere. Qui i famosi geotubi (salsicciotti affondati a pochi metri dalla riva) avrebbero dovuto ricreare la spiaggia. E’ stato un disastro, nonostante i 16 milioni di euro stanziati dalla Regione una decina di anni fa. Ora Ronchi, come Marina di Massa, ha un fronte mare fatto di moletti in scogli che dovrebbero fermare la poca sabbia rimasta. E pensare che ancora nel 2008, prima della crisi, se volevi comprare uno stabilimento balneare dovevi tirare fuori almeno 100mila euro a metro di fronte-spiaggia. Cifre considerevoli per capire cosa fosse Marina di Massa. Qui hanno investito Gigi Buffon e Cristiano Zanetti. Buffon ha il bagno Romanina ma anche il boutique hotel Stella della Versilia. Zanetti, ex centrocampista di Inter e Juve, il bagno Jungla. Qui ha investito anche Andrea Bocelli. Prima comprando proprio la villa che fu di Paola del Belgio e poi rilevando Oliviero. Un locale con giardino e piscina che negli anni Sessanta rivaleggiava con Bussola e Capannina, ospitando «Fabiolo», il buffonesco nobile spagnolo fratello della regina del Belgio. «Io ho comprato il bagno nel 1988 – racconta Ricciardo Anzani, titolare del Delfino – lavoravo al Pignone, sono di Viareggio. Ebbi l’occasione e comprai. Ma la spiaggia era più lunga di 40 metri e mettevamo il triplo di ombrelloni». Che poi non costano così poco. Anche 28 euro al giorno. «Intanto ci sono famiglie che hanno qui la casa – racconta Sermattei – e che sono tentati di vendere. Non sappiamo come calmare la rabbia dei clienti». Marina di Massa era la spiaggia di olandesi e tedeschi: bella ma costava meno della Versilia. Una sorta di Rimini ma con tanto verde e ordine. La stazione di Massa nel 1975 fu proclamata la meglio tenuta d’Italia. «Gli stranieri arrivavano a maggio, erano i primi – ricorda Ricciardo – e ora chi se li ricorda più? Non vedi più una targa tedesca». Gli imprenditori, in genere, sono rassegnati. «La situazione della spiaggia è quella che è ormai – racconta Simone Marcucci del Cavalieri del Mare – ma quello che fa arrabbiare sono tempi e modi. Il lavoro di ripascimento inizia sempre tardi e mai veniamo avvertiti che arrivano i camion». Quest’anno c’è stato anche lo scandalo della sabbia. La stessa «rena» recuperata alla foce del fiume Magra andava bene per la Liguria, ma per la regione Toscana era inquinata dai parametri troppo alti di nichel. E allora si doveva ritornare sul Po a prendere quella sabbia che peraltro non piaceva ai balneari. Alla fine la sabbia del Magra, presa in altri punti, è risultata pulita. E allora da domani la stagione comincia. Ma come diceva Gaber: non si vola.